HomeNest, una scelta forte per il futuro di mio figlio.

Ogni tanto rifletto sulle scelte che ci hanno portato a scegliere l’HomeNest come progetto educativo per nostro figlio e sento il desiderio di condividerle con chi sta cercando un percorso simile. Quando ho provato a riassumerle, mi sono resa conto che non posso parlare delle caratteristiche uniche dell’HomeNest senza prima spiegare e dare valore ai principi sulle quali esse sono fondate. Per questo motivo, questo post sarà un po’ più lungo del consueto, ma vi chiedo di pazientare e leggerlo fino in fondo, per avere una chiara idea di cosa sia HomeNest.

Quando il bambino nasce ha nelle sue mani, o meglio nella sua mente, un potenziale infinito.

Una parte di esso è definito geneticamente, ma non si tratta di confini e barriere immutabili. Si tratta di un terreno fertile, dal quale può nascere nel tempo un individuo maturo, realizzato, sicuro di sé, confidente, indipendente, resiliente, giusto, sociale. Un individuo che è in grado di decidere la propria strada, prendere le redini della propria vita, perché ha tutti gli strumenti psicologici, emotivi e morali per farlo. Un individuo che avrà le migliori possibilità per vivere una vita piena e far fronte alle difficoltà, e trasmettere ad altri la stessa opportunità. Oppure da quello stesso terreno può crescere nel tempo una persona ansiosa, aggressiva, fragile, insicura, dipendente, sulla quale le avversità avranno la meglio.

Quello che determina un esito oppure l’altro, con tutta la varietà di sfumature nel mezzo, è l’esperienza di vita. E più precisamente, l’esperienza di vita da 0 a 6 anni. Ci sono innumerevoli studi che ci parlano di quanto quello che un bimbo vive in questa fascia di età influisce sul suo sviluppo, con esiti che a volte si rivelano solo nell’età adulta, a volte in maniera poco esplicita, tanto da non essere riconosciuti nemmeno dall’individuo stesso. Eppure sono lì, motivazioni interne, pulsioni, e tutto quell’insieme di tratti che noi abitualmente chiamiamo “carattere”.

“Il cervello del bambino è come una scacchiera. All’inizio qualunque partita è possibile. Poi, quando si cominciano a muovere i pezzi, le combinazioni via via diminuiscono. E se le mosse iniziali sono sbagliate sarà difficile risollevare le sorti del gioco. Analogamente è nei primi tre anni di vita che si decide lo sviluppo della psiche”, scriveva uno dei più grandi divulgatori scientifici del nostro paese, Piero Angela.

Ma quali sono queste mosse iniziali, così fondamentali per lo sviluppo di un essere umano equilibrato, centrato, forte, resiliente?

  • Contatto e conforto: l’uomo è per sua natura un animale sociale, i cui cuccioli dipendono interamente dal contatto con l’adulto per la sopravvivenza. Contatto fisico (non è mai mai mai troppo), contatto emotivo, contatto psicologico con uno o più adulti che si occupano di lui. Il conforto immediato nei momenti di tristezza, rabbia o difficoltà. Sentirsi accolti, amati, ben voluti permette di creare sicurezza, autonomia, autostima, solidità e futura indipendenza.
  • Vivere e riconoscere le proprie emozioni: saper capire cosa si sente e come affrontarlo è la chiave per gestire quell’ottovolante emotivo che è la vita, senza ricorrere al distacco dai sentimenti, estremamente pericoloso per un individuo funzionale. Il compito degli adulti è di guidare il bambino alla scoperta del suo mondo emotivo interiore, saperlo riconoscere, nominare e, in un secondo momento quando la mente del bambino sarà fisicamente strutturata per farlo, gestire.
  • Possibilità di sperimentare senza paure: la possibilità di provare, toccare, gustare, arrampicarsi, manipolare, costruire, distruggere, tirare fuori tutte le possibilità che il corpo e la mente propongono è la porta per la creatività e per lo sviluppo. L’opportunità di sperimentare senza ricevere punizioni o sgridate è la chiave per capire in profondità le conseguenze di cosa si fa, per responsabilizzarsi, ma anche per essere creativi e sicuri. Imparare dai propri errori è una ricchezza, non deve essere un timore. La paura inibisce, la curiosità apre al mondo.
  • Possibilità di conoscere le proprie motivazioni interne: scoprire la soddisfazione di fare qualcosa per sè stessi, perché lo si è deciso e si è convinti della scelta, perché ne si capiscono le ragioni, senza che sia imposto dall’esterno. L’educazione classica spesso si basa o sulla paura (punizioni e sgridate) o sull’approvazione altrui (la lode, il “bravo”) oppure su ricatti, più o meno evidenti (se non fai questo non usciamo, se fai questo dopo ti porto al parco). Una persona cresciuta seguendo queste motivazioni esterne a sé stessa, sarà più soggetta anche in età adulta alle pressioni sociali, all’ansia di venire approvata, e non saprà ascoltare la propria voce interiore. Un individuo disallineato rispetto alle proprie motivazioni interne non si sentirà realizzato, sarà in difficoltà, si sentirà inquieto e sarà più volubile, insicuro e soggetto a vivere secondo le aspettative altrui, invece che secondo le proprie. Un bambino lasciato libero di scegliere le proprie attività, e non giudicato su di esse, senza lodi e senza punizioni, scoprirà cosa ama, scoprirà la libertà di scelta e autodeterminazione, saprà ascoltare la propria voce interiore e trarre la propria soddisfazione da essa.
  • Regole e flessibilità: regole contestualizzate, di cui si ha una spiegazione e se ne capisce il senso, aiutano ad orientarsi e a conoscere in che contesto ci si può muovere. La flessibilità e la capacità di sapere quanto piegare o fare eccezione a queste regole costituisce anch’essa una risorsa preziosa. Un individuo che conosce le regole, le loro ragioni ma che sa anche essere flessibile avrà più strumenti e strategie da mettere in atto nell’affrontare i variegati eventi della vita.
  • Stabilità: la routine, sapere in anticipo il programma della giornata, il ripetersi degli eventi forniscono un ritmo e una abitudine che rassicura e calma.
  • Il contatto con le attività del quotidiano: pulire, cucinare, riordinare, assecondano il bisogno dei più piccoli di imitare gli adulti e fare esperienza sensoriale e manipolativa, oltre che di coordinamento.
  • Gioco libero all’aria aperta: il gioco libero all’aria aperta favorisce le funzioni fisico-sensoriali e cognitive. Bambini che hanno avuto poche opportunità di giocare liberamente all’aria aperta mostrano maggiori problemi di attenzione, minore forza fisica, peggioramento della postura, dell’equilibrio e della destrezza, minor vitalità e aumentata propensione agli infortuni, scompensi che proseguono poi nell’età adulta.

Questi punti sono la base per poter offrire ai nostri figli delle esperienze di vita ed un contesto favorevole allo sviluppo del loro potenziale umano, per divenire adulti realizzati ed, in ultima analisi, per dare loro le migliori chances di essere persone serene.

Questa è l’esperienza di vita che dovrebbe fare un bimbo in età prescolare, e non solo occasionalmente, ma nella sua quotidianità. Il mondo lavorativo attuale, nel quale spesso entrambi i genitori lavorano, non permette alla famiglia di essere sempre presente e provvedere a questi bisogni del bambino, e ci si affida pertanto alle strutture quali asili nido, babysitter e tate familiari. Quando è stato il nostro momento di scegliere a chi affidare la vita futura, perché di questo si parla, di nostro figlio abbiamo valutato le diverse opzioni ma nessuna soddisfaceva tutti i requisiti, con nostra grande preoccupazione. Eravamo decisi a fornire a nostro figlio un ambiente che lo aiutasse a sviluppare il suo potenziale, a beneficio di tutta la sua vita futura, e l’idea di metterlo in contatto con una realtà che venisse meno alla implicita promessa che un genitore fa quando decide di avere un figlio (mi prenderò cura di te) ci rattristava e inquietava allo stesso tempo.

Quando abbiamo scoperto l’esistenza del progetto HomeNest, abbiamo provato un grande sollievo. Finalmente una realtà educativa che capisse a fondo le nostre speranze, i nostri obiettivi, che condividesse con noi la stessa visione, perché ideata da genitori con un unico interesse: il benessere presente e futuro dei propri figli. Non ci sono interessi economici che possano entrare in gioco. Solo una forte motivazione a fornire ai bambini tutti gli strumenti possibili per il loro sviluppo, tutto il supporto che una figura educativa può e deve fornire, nel rispetto dei tempi e della struttura psichica e neurologica del bambino, così profondamente diversa da quella dell’adulto.

All’Homenest i bambini sono pochi, poiché se fossero in numero maggiore non sarebbe possibile per un educatore fornire la vicinanza fisica, psicologica ed emotiva che permette quell’attaccamento da parte del bimbo che lo spinge a riferirsi all’adulto piuttosto che agli altri bambini. Un bambino che prende gli altri bimbi come riferimento, guida, bussola affettiva è un bambino perso, un bambino esposto alle pressioni sociali e al disorientamento, un bambino che in futuro sarà sempre più distaccato dagli adulti, per omologarsi ai suoi coetanei, con tutti i rischi che ad oggi conosciamo bene.

Le attività sono sempre proposte e mai imposte, e vengono affiancate con ampie possibilità di gioco libero, oltre alla possibilità di prendere parte alla cura della casa, alla cura degli animali, alla preparazione dei pasti o alla cura della propria persona.

La struttura dispone di un ampio giardino e di un accesso sui meleti, che provvedono una grande opportunità di uscite all’aria aperta.

I genitori vengono coinvolti nel processo decisionale, informati sulle attività e sulle dinamiche, beneficiano di una comunicazione trasparente a doppio senso con gli educatori e gli altri genitori coinvolti, sono informati su ciò che il figlio sta vivendo e chiamati ad un confronto costruttivo ed alla collaborazione. Non è infatti pensabile scegliere un progetto quale l’HomeNest senza condividere, sostenere fortemente e sposarne il percorso educativo. Non si può delegare esclusivamente agli educatori una missione così forte ma a casa impostare un cammino divergente che se ne discosta.

Ma soprattutto, all’HomeNest abbiamo trovato educatori realmente competenti, motivati ed aggiornati sulle dinamiche psicologiche e pedagogiche, che sanno creare un legame affettivo con i bambini tenendo in gran conto tutti gli aspetti che definiranno lo sviluppo del bimbo prescolare, elencati sopra, integrandoli con un approccio di tipo Montessoriano che le valida e le promuove.

Un percorso di crescita che permette al bimbo il pieno sviluppo della propria potenzialità di essere umano è un cammino meraviglioso, impegnativo, straordinario, oltre che il dovere di ogni genitore, e siamo felici di avere avuto l’occasione di essere affiancati dal progetto educativo HomeNest.

L’HomeNest, secondo Sylvie.