Molto spesso quando parlo di Metodo Montessori due sono i grandi quesiti che mi vengono sottoposti: “ma non sarà troppo rigido come metodo, lavorando con materiali così strutturati i bambini non si stancano? Oppure “ma a casa cosa posso fare, mio figlio dopo un po’ si annoia…”.

Come possiamo garantire al nostro bambino uno sviluppo armonico che faccia scaturire in lui il meglio di sé? Qual è dunque il nostro lavoro in questo processo?

Ecco cosa dice Maria Montessori: 

“Il carattere non è solo l’insieme del carattere morale, ma bensì  la complessa personalità del bambino, la quale non consiste di sole manifestazioni intellettuali e fisiche, ma costituisce un’unità”.

Quindi per Maria Montessori vi è un’unità che va al di là di ciò che si vede far fare al bambino.

Come possiamo quindi aiutare il bambino a coltivare quest’unità? Come possiamo sapere se si sta sviluppando in maniera armonica? 

A questo proposito Maria Montessori osserva un bambino nel suo contesto naturale, nota infatti che egli svolazza discontinuamente da un’attività all’altra senza mai poter fissare la propria attenzione e senza mai occuparsi seriamente di una determinata cosa. In poche ore, dice M. Montessori si fa passare tra le mani il materiale che dovrebbe servire per mezza annata.  Tale tipologia di bambino viene definita come il bambino  disordinato (tipologia molto diffusa). 

Maria Montessori osserva lo stesso bambino dopo un po’ di tempo, egli presentava caratteristiche diverse, una via di mezzo , “il bambino non ancora completamente ordinato”. Egli entra in scuola prende un lavoro facile, poi cambia verso un materiale famigliare per eseguire un lavoro di ripetizione, dopo però lo vediamo stanco e incerto (questo aspetto può verificarsi sia su un solo bambino che su un’intera classe).

A questo punto un’educatrice, o un genitore potrebbe pensare che il lavoro è costato tanto sforzo e che il riposo sia ben meritato, oppure che il materiale sia da cambiare. Ma questi adulti perdono di vista l’aspetto più importante…

Maria Montessori continua e dopo un po’ di tempo osserva: “Egli è eccitato finché cerca qualcosa nel profondo della sua coscienza e non ha ancora trovato sé stesso. Ma appena gli è possibile, dopo il lavoro introduttivo, ne comincia un altro più difficile del primo; rivolge a questo tutta la sua attenzione, vi si sprofonda e vi si consacra con tutta l’anima, e, nello stesso tempo, si libera momentaneamente da quanto lo circonda: ecco quello che noi chiamiamo il LAVORO GRANDE”.

In questo paragrafo la Montessori ci da la risposta che tanto cerchiamo, sottolineando il rispetto della libera scelta del bambino verso il materiale che più serve alla sua anima, ma anche il rispetto per i suoi tempi, momenti preziosi attraverso i quali il bambino matura dentro di sé quell’unità che gli permetterà di immergersi nel suo lavoro con tutto se stesso.

Il risultato sarà un bambino non più coperto dalla “falsa stanchezza”, ma un bambino il cui viso brilla di soddisfazione, egli esprime un profondo riposo, come se “un torrente di energia lo avesse rianimato”…questa è chiaramente una nuova verità che apre una nuova visione nella quale il bambino, attraverso il lavoro rinnova le sue energie. Lavorando sull’aspetto psichico egli da forza anche allo spirito. Infatti “solo la voce stessa della vita può scegliere il lavoro di cui il bambino ha veramente bisogno” Basterà soltanto che l’adulto rispetti questo misterioso lavorio e sappia aspettare con fiducia. Il bambino che avrà eseguito il Grande Lavoro risulterà non solo riposato, ma contento e affabile e allora si aprirà alle interazioni anche con l’adulto, in maniera più profonda perché ne avrà riconosciuto la superiorità e ne cerca l’aiuto (quando necessario). Sicuramente attraverso il lavoro il bambino diventa più ricco interiormente e riesce a percepire cose che prima gli sfuggivano, si rafforza così, in lui, il desiderio di collegarsi al suo ambiente. Come dice la Montessori “per poter sfruttare le proprie energie bisogna prima raccoglierle”. Si tratta dunque di lasciare l’opportunità al bambino di sviluppare prima, attraverso il lavoro, le sue forze interiori e di diventare padrone di sé, per poi aprirsi al mondo attraverso un rapporto di fiducia, una fiducia basata sul rispetto della libertà e dei tempi del bambino. Il ruolo dell’adulto dovrà quindi essere quello di sgombrare la via e predisporre l’ambiente per far sbocciare queste forze intime del bambino.

Montessori dice: “più si sviluppa la capacità di concentrazione, più spesso avviene questo tranquillo sprofondarsi nel lavoro e tanto più chiaro si mostra un nuovo fenomeno: la disciplina del fanciullo.” che si traduce in un’auto disciplina volta a fare del meglio e a prendersi cura di quell’ambiente che ha fatto suo, mosso e sorretto dall’interno. Questi saranno i bambini sulla via di uno sviluppo naturale cioè secondo la norma di natura (la loro).

I bambini che seguono la norma di natura sono sempre più laboriosi, saranno sempre disposti all’attività e la falsa stanchezza (la cosiddetta noia) scomparirà.

“Chi non ha l’animo equilibrato e non sa raccogliere la mente, chi non ha padronanza di sé difficilmente riuscirà ad ubbidire al volere di altri, perché l’ubbidienza non è altro che una specie di destrezza spirituale che ha il suo presupposto necessario nell’equilibrio interno,Questa obbedienza (che non è sottomissione poiché si basa sulla fiducia e rispetto reciproci) sgorga dalla fortezza e contiene anche il miglior presupposto a ciò che si è chiamato ambientamento. Tutti i biologi sono d’accordo che ci voglia un eccesso di robustezza per adattarsi ad un determinato ambiente”

Per quanto riguarda l’educazione dei bambini, si tratta dunque di dare al bambino la possibilità di svilupparsi tranquillamente secondo le leggi della SUA natura. Egli attraverso il lavoro si strutturerà, si conoscerà si sperimenterà diventando più di quanto non osassimo sperare. Un bambino che è messo nelle condizioni di esercitare le funzioni essenziali del suo spirito, acquisirà la “signoria” del suo corpo, ne saprà guidare tutti i movimenti secondo il suo volere e saprà badare a se stesso. La padronanza che egli avrà di sé sarà spesso superiore a quella degli adulti. Quindi per concludere, non vi è lavoro scelto liberamente dal bambino e rispondente ai suoi  bisogni che possa stancarlo o annoiarlo. Ma vi è una via in cui l’adulto osservatore riconosce e rispetta tali bisogni predisponendo un ambiente adeguato e rimanendo in osservazione con immensa fiducia…quindi, osservate, predisponete l’ambiente e osservate ancora….siate dei veri e propri scienziati!!!!

*tutte le citazioni sono prese dal libro di M. Montessori “il bambino in famiglia” cap. “il carattere del bambino” pag.71-80 ed. Garzanti.

Laura